L’alfabeto del cane…scopriamo altre tre lettere!

Con un alfabeto così lungo e complesso come quello del cane, non ci si può fermare all’Abc! Scopriamo insieme il significato di altre tre lettere!

D
D…COME DISTANZE
Spesso quando si parla della comunicazione del cane tutti restano stupiti dal fatto che nel mondo canino le “distanze” abbiano un valore comunicativo e sociale molto alto. Ma se ci fermiamo un attimo a pensare tutti noi abbiamo, più o meno consapevolmente, uno spazio personale, una “bolla” invisibile che ci circonda. Questa bolla è diversa per ognuno di noi e cambia dimensione a seconda del nostro stato emotivo, della situazione in cui siamo e di chi o cosa invade il nostro spazio in un determinato momento.
Immaginate di camminare per strada e una persona che state incrociando ma non conoscete si ferma a chiedervi informazioni a pochi millimetri dalla faccia, magari abbracciandovi: come vi sentireste?!
Ora pensate al vostro cane… e ai passanti che tutti giorni vogliono assolutamente fare una coccola a quel bellissimo cucciolo pelosissimo al vostro fianco, ai cani che gli abbaiano da dietro ai cancelli o al camion che gli sfreccia di fianco all’improvviso. Riuscite a pensare a quanto può essere difficile per loro?
E’ proprio il non rispetto delle distanze che spesso genera incomprensioni tra i cani o tra i cani e le persone!
Superata una certa distanza critica il cane non riesce più ad ignorare ciò che si sta avvicinando o a cui noi con lui stiamo avvicinando. Quando le distanze iniziano a ridursi il cane mette in atto una serie di segnali che sono detti “segnali calmanti” con l’obiettivo di aiutare sé stesso a mantenere la calma e comunicare all’interlocutore le proprie intenzioni. Se questi segnali non vengono recepiti o le distanze si sono fatte troppo ridotte è possibile che in alcuni casi si inneschi una reazione di minaccia o aggressione da parte di uno dei due cani!
Questo è quanto succede per esempio quando il nostro cane è nella propria cuccia e qualcuno va a disturbarlo, spesso il cane ci dice in mille modo che lo stiamo infastidendo ma sono dei microsegnali che facciamo fatica a cogliere e ci avviciniamo comunque.
Molto spesso quando sono fuori con i miei cani incontro persone, anche loro con il proprio cane, che cercano di avvicinarsi a tutti i costi urlandomi << Il mio cane è buonissimoooooooo!.>> Questa convinzione in assoluta buona fede conta davvero poco, ciò che succede nell’incontro tra due cani al guinzaglio presenta moltissime variabili. Per esempio l’altro cane può avere bisogno di distanze maggiori dagli altri o di avvicinarsi secondo i propri tempi e modalità, il proprietario di uno dei due cani può non avere piacere a farli incontrare (per esempio io al mattino appena sveglia 🙂 ) oppure può esserne preoccupato e soprattutto il guinzaglio (spesso corto e in tensione) rischia di far sentire i cani trattenuti e limitarli nel mettere in atto il proprio rituale comunicativo!
Oliver per esempio è un cane estremamente socievole con gli altri cani, non ho mai problemi negli incontri al guinzaglio, ma proprio pochi giorni mi è capitato (e non era la prima volta) durante il nostro giro vicino a casa ci è arrivato improvvisamente alle spalle un labrador maschio, anche lui adulto, con intenzioni tutt’altro che amichevoli, ovviamente libero e altrettanto ovviamente senza proprietari visibili all’orizzonte… e comunque anche quando il bipede si è palesato provando a richiamarlo, il cane ha deciso che aveva cose più importanti da fare in quel momento. Quando ci si è avvicinato ho subito lasciato il guinzaglio di Oliver per lasciarlo libero di comunicare come meglio credeva (attenzione l’ho fatto solo perché mi fido molto di lui in questi casi e li contesto lo permetteva), l’altro cane gli ha messo la testa sulla schiena ringhiando e cercando di montarlo, lui è rimasto assolutamente fermo, girando la testa, socchiudendo gli occhi e alzando tutto il pelo dal collo fino alla base della coda. Dopo quello che a me è sembrato un tempo infinito, ma probabilmente sono stati solo alcuni secondi, l’altro cane gli ha concesso un po’ di spazio, il proprietario lo ha preso per il collare e a quel punto il cane ha cominciato ad abbaiare e ringhiare a Oliver facendo per lanciarsi contro di lui. Oliver mi ha guardata come per dire <<Che maleducato questo qui!>>, ha fatto una bella pipì e è venuto vicino a me per tornare a casa. Se l’altro cane fosse stato al guinzaglio magari corto, il suo proprietario fosse venuto verso di me e avesse provato a separarli prima di quel secondo, se io non avessi lasciato il guinzaglio di Oliver, se Oliver non fosse un cane che ha una buona comunicazione con gli altri cani e se il contesto fosse stato differente (per esempio ci fosse stata una femmina vicina noi) non sarebbe sicuramente finita altrettanto bene!
Per cui da professionista, ma anche da proprietaria 😎 , vi consiglio di cercare di rispettare sempre le distanze dei vostri cani, dei cani che incontrate e di chiedere sempre a chi incontrate se potete avvicinarvi prima di farlo!

E
E…COME EMOZIONI
Ormai è più che risaputo e confermato, il cane prova emozioni esattamente come noi! Le emozioni sono una delle componenti più importanti della vita mentale del cane, attraverso le emozioni il cane dà un’interpretazione immediata di quello che sta accadendo e si pone nelle migliori condizioni fisiologiche e comportamentali per affrontare una determinate situazione. Affrontare le situazioni nuove vivendo emozioni positive aiuta il cane a costruire un profilo aperto, curioso e ben disposto verso il mondo che lo circonda. Al contrario le emozioni negative portano il nostro cane ad avere un profilo chiuso, timoroso e sospettoso verso tutto ciò che non conosce.
Le emozioni positive aiutano il cane ad imparare più velocemente e facilmente, se il nostro cane è felice e sereno esplorerà di più l’ambiente, vivrà meglio l’interazione con noi o altri cani e accetterà più di buon grado anche le coccole.
Esistono alcuni stimoli che, in modo innato, provocano nel cane una determinata emozione, per esempio un rumore o un gesto improvviso. Proprio per questo è importante che, quando il nostro cucciolo viene in contatto per la prima volta con oggetti o situazioni nuove con cui avrà poi a che fare nella quotidianità, vengano marcati positivamente dal punto di vista emotivo. Pensiamo per esempio all’automobile, ai cestini della spazzatura, agli autobus, all’ombrello… tutte cose per noi all’ordine del giorno… a forse non per il nostro cane.
Ecco perché noi veterinari siamo molto spesso poco amati dai cani! Perché quando vengono in ambulatorio per visite, vaccini o altro, la loro percezione di quell’esperienza è tutt’altro che positiva.
Come possiamo aiutare il nostro cucciolo a vivere in maniera positiva dal punto di vista emotivo le nuove esperienze?
Sostenendolo, accompagnandolo in ogni nuova esperienza restando presenti e pronti a intervenire in caso di necessità, ma senza inibirlo o preoccuparlo se qualcosa non va. Incoraggiare il cane nelle situazioni nuove con dei target che abbiano per lui già un alto valore (giochi, cibo o carezze) può essere di aiuto per rafforzare l’importanza di quell’esperienza.
Per esempio portando il nostro cucciolo più volte presso l’ambulatorio veterinario per conoscere il posto, incontrare un gentile Dottore che gli dà tanti buonissimi biscottini e che lo vede diverse volte prima di visitarlo! Spesso i cuccioli che frequentano le Puppy class presso un ambulatorio vivono in maniera molto più positiva le successive visite veterinarie.
Il primo anno di vita di un cane è il periodo fondamentale in cui si struttura il suo profilo emozionale, è fondamentale che il nostro cane raggiunga una stabilità emotiva che gli permetta di affrontare al meglio la sua vita al nostro fianco!

F
F….COME FEROMONI
Questo è un capitolo che mi sta particolarmente a cuore perché purtroppo ancora poco conosciuto da molti addetti ai lavori!
Innanzitutto…cosa sono?
I feromoni sono sostanze volatili prodotte da ghiandole distribuite in tutto il corpo di tantissimi animali, tra cui anche il cane e il gatto. Vengono trasmessi tramite il contatto del corpo con altre superfici o individui. Sono percepiti da un organo particolare che noi non abbiamo e che si chiama organo vomeronasale e grazie ad un comportamento che si chiama Flehmen. Avete mai visto i vostri cani che mentre annusano un odore alzano la testa e sbattono leggermente i denti? Ecco questo è il Flehmen.
Diciamo che sono i messaggi su whatsapp dei cani! Sono una modalità di comunicazione fondamentale nel mondo dei cani!
I feromoni veicolano messaggi sessuali che attirano il partner, messaggi difensivi o territoriali-spaziali, messaggi di appagamento, di timore, di pericolo o di generale eccitazione. Le ghiandole che producono i feromoni si trovano in varie parti del corpo, ma in alcune la produzione è più intensa come, ad esempio, quella delle ghiandole presenti sul mento, sulle guance, sulle labbra, sul muso, sulle orecchie, sulle zampe e nella regione genitale ed anale, dato che spiega perché i cani ed i gatti siano sempre molto interessati all’esplorazione di tali zone e a fiutare feci e urine altrui! 😉
Possono essere prodotti per tantissimi motivi, per esempio vengono prodotti dalla mamma durante l’allattamento per rassicurare e tranquillizzare i propri cuccioli.
Conoscere questa forma di comunicazione ci può essere di aiuto per capire meglio il nostro cane, per esempio quando si rotola a pancia in su potrebbe voler lasciare il proprio odore in una zona particolare o su qualcosa cha ha fiutato! Ma soprattutto esistono dei feromoni sintetici che possiamo utilizzare per aiutare il nostro cane in situazioni di difficoltà, per esempio nelle fasi di cambiamento. Quando una famiglia deve cambiare casa, o arriva un bambino o un altro animale, io consiglio sempre di utilizzare circa una o due settimane prima un diffusore di feromoni, questo crea una saturazione dell’ambiente dal punto di vista dei feromoni della calma che aiuta il cane a vivere quel nuovo ambiente o situazione come rassicurante. Bisogna però prestare particolare attenzione perché per alcuni cani molto sensibili i feromoni calmanti possono portare a galla emozioni molto forti che il cane non riesce a gestire in quel momento, pertanto si rischia di ottenere l’effetto opposto anche se in modo transitorio.
Questi prodotti li consiglio tantissimo, e con ottimi risultati, anche nel periodo di Capodanno, quando i fuochi d’artificio e compagnia bella, terrorizzano i nostri amici a 4 zampe.
Personalmente utilizzo i feromoni ogni volta che i miei cani vengono in vacanza con me o dobbiamo affrontare un periodo della nostra vita particolarmente impegnativo o stressante. Soprattutto per Oliver è stato di grande aiuto utilizzarli nel periodo post-adozione, dove le tante novità spesso lo mandavano in crisi.
Immaginate i feromoni come una via di comunicazione rapida, efficace e, nel caso di quelli calmanti, davvero rilassante!

Adozioni a 4 zampe: l’importanza della consapevolezza. Storia di KINA.

KinaOggi volevo raccontarvi una storia…la storia di Kina. Non è un nome bellissimo? Quasi da personaggio dei fumetti!
Io e Kina ci conosciamo da quasi un anno, dal nostro primo incontro abbiamo fatto enormi passi avanti e posso dire – come afferma la sua proprietaria – che sono stata la sua prima vera amica umana 🙂
Quando ho conosciuto Kina, infatti, era appena stato adottato dai suoi proprietari (che chiameremo K. e M.) direttamente dal Sud Italia. Loro, che ne avevano visto l’annuncio su internet, se ne erano subito innamorati!
Come non farlo, del resto, di fronte a quegli occhioni grandi, come grande era il suo bisogno di amore e affetto?
Il cucciolo era descritto come dolcissimo, affettuosissimo, bellissimo e… disperatissimo.
Tra il sentire e il fare il passo è stato breve ed è qui che inizia la nostra storia, con l’arrivo a casa di un cucciolo ahimè letteralmente terrorizzato da qualsiasi cosa: persone, rumori, oggetti… Niente di quello che aveva intorno sembrava privo di orrore, ai suoi grandi occhi spaventati.
La sorpresa e – diciamolo chiaro – la preoccupazione e il senso di inadeguatezza che provarono M. e K. di fronte a tanto disagio furono grandi.
La coppia, che aveva già avuto altri cani, anche molto impegnativi, non era tuttavia preparata a una criticità di questo tipo.
Abitando in un appartamento in centro, senza giardino e senza la possibilità di portarlo fuori in macchina tutti i giorni, anche le cose più ordinarie (come fargli fare i bisogni) erano nei fatti impossibili, così da non sapere come aiutarlo a superare le sue fobie.
La situazione contingente in cui era arrivato il cucciolo non era all’altezza delle sue necessità, indipendentemente dal desiderio di accoglienza suscitato nei nuovi padroni.
Sorvoliamo per ora sul come e perché siamo arrivati a una situazione così difficile da gestire e lo stesso facciamo sui rischi annessi che hanno corso tutti: Kina in primo luogo, ma anche la sua famiglia adottante.
Parliamo invece dei miei primi incontri con il cucciolo e del lavoro che con i suoi proprietari abbiamo portato avanti, con grande impegno e forza di volontà.
La prima volta che l’ho visto non era molto convinto di farmi entrare in casa: mi ha abbaiato per tutto il tempo nascondendosi in ogni stanza o angolo.
Ogni tanto metteva il naso fuori per vedere se io, “quell’orribile persona” che era entrata in casa, fossi ancora lì. Poi, quando si accertava della mia immutata presenza, scappava di nuovo terrorizzato e abbaiando a più non posso.
Era difficile anche riuscire a farlo mangiare, in presenza mia o di qualsiasi altro estraneo.
Non solo: la prima volta in cui mi sono diretta verso la porta per uscire, Kina mi ha addirittura rincorso cercando di mordermi le caviglie, fermandosi per fortuna giusto un attimo prima… Come se in quell’istante avesse valutato che forse non era davvero una buona idea, mandarmi via 🙂
Tuttavia, nonostante l’obiettiva difficoltà della situazione, ho capito subito che entrambi gli adottanti erano innamorati di questo piccolo, nonostante io – per rigore professionale – abbia dovuto proporre loro di pensare a un’altra soluzione adottiva più idonea per Kina (proposta che, come immaginavo, è stata scartata fin da subito).
Kina, da lì in poi, e per molto tempo a seguire, ha proseguito la sua vita di cucciolo terrorizzato, e noi con lui…
Tutto era troppo difficile e pericoloso per lui anche le cose più banali e qualsiasi persona che entrasse in casa sua era una potenziale minaccia!
Non solo… Non sporcava mai fuori casa, non si avvicinava a nessuna persona e – appena metteva il naso fuori dal portone – era colto da veri e propri attacchi di panico: tremava, il respiro e il cuore acceleravano moltissimo, cercava di fuggire e a volte ci riusciva, rischiando di essere investito! Nulla, neanche gli altri cani, in quel contesto, potevano essere d’aiuto.
Abbiamo quindi iniziato a vederci con Kina al parco con altri cani e lì, in quella specifica finestra ambientale, ho intravisto per la prima volta la nostra possibilità: lui adorava gli altri cani e la loro presenza, con spazi ampi a disposizione, lo aiutava ad accettare con meno difficoltà le persone e i rumori. Da lì, abbiamo mosso i nostri primi passi e incontrato i nostri primi successi…
Ora… Già questa prima parte della storia di Kina dovrebbe insegnarci molte cose. Prima di tutto che le adozioni a “scatola chiusa” – così come gli acquisti di cani da negozi e allevamenti fatti al buio e a distanza – sono potenzialmente insidiosi.
Gli annunci online, infatti, spesso tendono a dipingere il cane con aggettivi commoventi trascurandone tuttavia la soggettività, la personalità e la storia, tutti dati che influenzeranno molto la sua vita in famiglia.
Per tutti questi motivi è importante sottolineare che quella di prendere un cane con sé – adottato o meno – è una decisione che va presa con piena consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti, anche al di là dei nostri istinti e desiderio di accoglienza.
Questo per non rischiare di commettere errori e, magari, farne pagare proprio a lui, al “nostro” cane, le conseguenze. E anche per non trasformare uno slancio del nostro cuore in una azzardo che mette in pericolo il nostro stesso equilibrio e la nostra serenità.
E se a questo punto vi state chiedendo se l’associazione che ha fatto l’annuncio per Kina ha fatto un controllo pre-affido standard, vi rispondo ovviamente di sì. E che, almeno in parte, hanno avuto un buon fiuto: i potenziali adottanti sono stati valutati come le persone motivate e amorevoli che si sono poi rivelate essere nella realtà.
Ma poteva non andare così, e non è stato facile arrivare a una situazione accettabile. C’è stato bisogno di un supporto professionale, il mio, e di tempo e risorse che all’inizio non erano state preventivate dalla famiglia adottante, sottovalutando a monte dell’adozione – anche da parte dell’associazione che l’ha avviata – sia i bisogni estremi del cucciolo che le loro condizioni logistiche penalizzanti.
Non che gli adottanti avessero alcuna intenzione di “ordinare” un cane su misura (come invece moltissime altre persone pensano di poter fare)… semplicemente hanno pensato che bastasse spiegare qual era la loro vita quotidiana per sentirsi dire se potevano andare bene per essere la famiglia di Kina, mentre non era così, e il controllo avrebbe dovuto essere più approfondito.
Ora, tutto questo doverosamente premesso, questa storia ci insegna anche un’altra cosa: che ogni cane può trovare una famiglia e un contesto adatto a lui e alle proprie necessità.
Ma chi adotta un cane deve mettere in conto che, quando fa questa scelta, si potrà trovare davanti a tanti imprevisti, come ad esempio le spese economiche da affrontare, non solo per l’aspetto sanitario, ma a volte anche per problemi comportamentali, e sapere fin dall’inizio che non tutto va sempre bene al primo colpo.
E occorre anche sottolineare che chi si occupa dei controlli pre-affido, facendolo con tanto amore e abnegazione, deve fare verifiche approfondite sia sulla storia del cane che sulle condizioni concrete della famiglia, non solo su quelle affettive, ma anche su quelle logistiche e più terra-terra.
Questo per non correre due GRANDI rischi: il primo, quello di fallire l’adozione e sottoporre quindi il cane a un ulteriore trauma, magari fatale.
E il secondo, non meno grave: demotivare una famiglia (o una persona) potenzialmente in grado di dare amore a un animale abbandonato e che invece, dopo una delusione così grande e i relativi sensi di colpa, potrebbe poi decidere di non riprovarci più.
Per fortuna, come si dice, a volte la provvidenza… provvede e, nel caso di Kina, tutto è bene quel che finisce bene, grazie soprattutto ai due adottanti che non si sono tirati indietro di fronte a questa situazione imprevista, ma anzi si sono rivolti a qualcuno che potesse aiutarli a migliorare e, con il tempo, magari risolvere la situazione.
Ma purtroppo, lo so per esperienza, non sempre le cose finiscono così. Per questo ho desiderato condividere la storia di Kina: per dare coraggio e consapevolezza a chi vuole adottare un cane, requisiti entrambi indispensabili se si intraprende l’avventura di un’adozione.

L’abc del nostro cane!

Glossario del caneInizia un nuovo capitolo di Professor Bau! Impariamo a conoscere il nostro cane spiegando il significato di una serie di parole che riguardano lui, il suo comportamento e la sua vita con noi!
Il cane vive in un mondo in cui la parola conta meno di odori, gesti, sguardo, postura, ecc. ma non per questo possiamo dire che al cane “manca solo la parola”, al contrario usa una comunicazione molto varia e articolata ma differente dalla nostra. Proprio per ridurre questa distanza ed evitare incomprensioni, vi propongo, prendendo spunto anche dal bellissimo Dizionario Bilingue cane\italiano di Roberto Marchesini, un glossario di parole che per il nostro cane hanno un significato diverso da quello che noi gli attribuiamo.
Buon inizio!
A
A COME ANNUSARE!
Per noi la conoscenza del mondo passa soprattutto attraverso la vista, ma per il cane è lo stesso?
Il nostro cane impara a conoscere il mondo e i suoi abitanti attraverso gli odori che percepisce. Spesso mi capita di parlare con persone che si lamentano del fatto che il proprio cane si fermi tantissimo ad annusare qualsiasi cosa durante la passeggiata, ma in questo modo il cane sta raccogliendo informazioni lasciate da altri cani, il cane è un animale sociale e come tale ha bisogno di “leggere” le tracce lasciate dagli altri cani, comprese proprio quelle che per noi sono le più disgustose! Proprio per questo per il cane “annusare” è un operazione di grande importanza e se vogliamo che il nostro cane viva sereno e equilibrato è fondamentale che abbia la possibilità di uscire più volte al giorno, scoprire nuovi odori, frequentare posti diversi e soprattutto fare tutto questo con i propri tempi! La passeggiata del cane, a differenza della nostra, è una passeggiata olfattiva, per lui uscire di corsa per dieci minuti al giorno e fare il giro dell’isolato sotto casa non è sufficiente perché in questo modo non potrà esercitare la sua natura sociale ed esplorativa. Il fatto che per il cane l’olfatto abbia un valore così elevato vuole anche dire che, a volte, quando si rifiuta di passare in un determinato punto forse è per la presenza di un odore sgradevole o per lui preoccupante, dobbiamo quindi fermarci e chiederci se è davvero così importante passare di lì oppure se possiamo aiutare e comprendere il nostro cane passando qualche metro più in là. L’olfatto è il modo in cui il cane legge e interpreta il mondo!
Spesso durante i percorsi educativi o riabilitativi vengono proposte attività legate all’utilizzo dell’olfatto, questo perché sono esperienze che aiutano il cane ad aumentare la propria concentrazione e a trovare più facilmente la calma, aumentano le doti esplorative e suscitano emozioni positive!
B
B COME BRAVO!
Un segnale che troppo spesso sottovalutiamo come premio da dare al nostro cane, se usato con un tono allegro e convinto equivale a far capire al nostro cane quanto siamo orgogliosi di lui in quel momento. Rispetto all’utilizzo del cibo, che ha comunque un valore importante, il “bravo!” indica un consenso da parte del proprietario e lo fa sentire una parte fondamentale e apprezzata del gruppo sociale in cui vive. Gratificare da questo punto di vista il nostro cane ci permette di gettare le basi per una valida relazione con lui e aiutarlo nel costruire una buona autostima, pensiamo a quanto per noi da piccoli era importante sentirsi lodati dai nostri genitori dopo aver preso un bel voto a scuola o aver partecipato a qualche gara. Superare le difficoltà fa parte della vita nostra e dei nostri cani e il “pensare di potercela fare” dipende dall’autostima costruita nel tempo e dalla fiducia degli altri e di noi stessi nelle nostre capacità!
Da poco ho conosciuto un cucciolo molto bravo ma timoroso quando si tratta di affrontare situazioni nuove (andare in un parco diverso, conoscere nuovi cani, incontrare persone fuori dai contesti famigliari, ecc.), con la sua proprietaria stiamo lavorando insieme sul costruire nuove esperienze graduali che il cane riesca a superare con il suo sostegno e gratificazione verbale, in questo modo il cucciolo acquisirà nuove abilità e con i propri tempi capirà di potercela fare!
C
C COME CALMA
L’educazione alla calma è uno dei passaggi fondamentali per ogni cane, cucciolo o adulto. Questo è un concetto non sempre facile da comprendere appieno per noi. Provate a pensare a come saremmo se nessuno ci avesse insegnato che per ottenere qualcosa che vogliamo non bisogna urlare, saltare sui mobili, spingere le persone, picchiare, ecc. Così come da bambini i nostri genitori e le persone che si occupano di noi ci danno questi insegnamenti dobbiamo farlo anche noi con il nostro cane. Molto spesso la nostra interazione con il cane è legata al movimento (giocare, scherzare, uscire in passeggiata, usare un tono di voce alto, ecc.), ma questo fa sì che il cane pensi che le modalità eccitatorie siano il modo corretto per interfacciarsi con il resto del mondo, proprio per questo motivo abbiamo spesso cani che saltano addosso o mordicchiano i vestiti oppure abbaiano per richiederci qualcosa. L’educazione alla calma previene o aiuta a risolvere tutti questi comportamenti. Fin da subito è quindi opportuno abituare il cane a essere premiato nei momenti di tranquillità (quando dorme sulla cuccia o copertina), dargli da mangiare o farlo giocare solamente se non è insistente, ignorare o evitare i comportamenti troppo cinetici e creare condizioni ambientali che permettano al cane di vivere in un contesto non eccessivamente stimolante.
Se il nostro cane imparerà con pochi semplici esercizi e qualche accortezza il concetto di calma, riuscirà ad applicarla in tantissime situazioni della sua vita quotidiana, anche al di fuori del proprio ambiente domestico.